A�Le Aree per l’innovazione? Un’opportunitA�A�

Mutuate dalle cosiddette Leap Zone inglesi, le ‘Api’ (Aree per l’innovazione) sono aree giuridicamente indipendenti con autonomia legale, amministrativa, economica e politica. Zone nelle quali si stabilisce una pressione fiscale diversa da quella nazionale o del territorio di pertinenza, in genere una tassa piatta, e nelle quali viene eliminata qualsiasi pratica burocratica per chi fa impresa e istituito lo strumento dell’arbitrato per risolvere eventuali contenziosi. Il successo di queste aree dipende dalla volontA� della politica di attivarle e difenderne la natura, oltre che dalla capacitA� di promuoverle per attirare investimenti. Nelle ultime settimane amministratori di ogni provenienza geografica e colore politico hanno aperto un dibattito sulla possibilitA� di istituirle sul proprio territorio di pertinenza. Abbiamo incontrato il promotore delle Api in Italia, il prof. Pietro Paganini.

C’A? interesse reale intorno a questo argomento? A�Naturalmente e sarei sorpreso, del contrario. PiA? diffusione mediatica e piA? dibattito ci sarA� e piA? crescerA� l’interesse e la voglia di realizzarleA�. Cosa significherebbe per il nostro Paese la creazione di queste Api? A�Le aree per l’innovazione sono uno straordinario strumento per crescere, premiare la libera iniziativa, e quindi alimentare l’occupazione. Creano di fatto le condizioni per generare prosperitA� in un territorio e benessere collettivo. Immagini un quartiere della sua cittA�, non importa se piacevole o fatiscente, se ben collegato o meno. Immagini che l’amministrazione decida di istituirvi un’Api: tassazione bassa o zero, zero burocrazia, e arbitrati al posto della tradizionale e lenta giustizia nostrana. Secondo lei cosa succederebbe? In brevissimo tempo verrebbero ad investirvi perchA� il quartiere diventerebbe attrattivo. Non a caso, imprenditori e imprese cercano condizioni favorevoli per creare e produrre. Quel quartiere, in poche parole, diventerebbe una zona prospera, che alimenterebbe occupazione e attirerebbe talentiA�. A? cosA� semplice? A�Oggi non riusciamo a portare investitori in Italia perchA� le condizioni non sono favorevoli. Non mi riferisco solo alle tasse alte. Quello A? il minore dei mali. Il vero problema A? l’eccessiva e imprevedibile burocrazia, cosA� come tempi lunghi e incertezza del diritto e del sistema giudiziarioA�. Si potrebbe realizzare anche un’Api in qualche parte dell’Umbria? A�Certamente. Le Api si possono creare ovunque, ci vogliono poi delle condizioni precise che seguano dei chiari obiettivi. L’Umbria A? prevalentemente una regione aA�economiaA�agricola, ma gode di distretti specializzati. Alcuni di questi potrebbero diventare Api non solo per lanciare le imprese locali, ma soprattutto per attirare investitori che credano nella realtA� presente e che portino risorse produttive. Non ci serve chi compra i palazzi, ma chi li riempie di lavoratori. Ma in Europa si arrabbieranno? Peggio per loro. Del resto se non lo facciamo noi, lo farA� qualcun’altra prima di noi. Quindi non perdiamo

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