«A Milano rafforzato l’export Made in Umbria»

di Cristiana Mapelli

L’assessore Cecchini: in 6 mesi messe in campo  esperienze e innovazioni  agricole e alimentari  E poi abbiamo mostrato la nostra cultura.

L’Umbria ad Expo si è fatta notare. Un duro lavoro durato 6 mesi, ma che ha messo in campo le esperienze e le innovazioni del “saper fare” regionale sotto molteplici profili: la produzione agricola e alimentare, certamente, ma anche la capacità tecnologica espressa, la cultura e la conoscenza. Nel piccolo mondo temporaneo di Expo, da maggio ad ottobre, l’Umbria si è proposta ai visitatori di Milano con iniziative, mostre, eventi e presenze importanti nei padiglioni, così da far conoscere il “Cuore verde d’Italia” a tutto il mondo. Fernanda Cecchini, assessore regionale all’Agricoltura e all’Ambiente, si è ritrovata ad operare in prima persona durante i 6 mesi di Expo. È lei a tracciare un primo bilancio della presenza umbra all’Esposizione universale.
Assessore Cecchini, l’Umbria che cosa ha portato ad Expo 2015?
«L’Umbria è stata presente all’interno dell’area espositiva in diversi luoghi e con diverse cadenze temporali. Innanzitutto, a Padiglione Italia, nella Mostra Nazionale, in cui sono stata rappresentate le bellezze e i saperi per cui l’Umbria ha conquistato un ruolo di rilievo negli ultimi anni, grazie ad una agricoltura innovativa e attenta alla sostenibilità ambientale. Una mostra temporanea, Convivum 2.0, dal 31 luglio al 13 agosto, dove sono stati delineati i profili più innovativi del territorio attraverso un radicamento antico del sapere, francescano e benedettino. E ancora, “Umbria cuore verde di Cascina Triulza” realizzato dalla Regione, e una forte presenza nel Padiglione del Vino, il cui coordinamento è stato affidato all’enologo umbro Riccardo Cottarella. Senza dimenticare il distretto del cioccolato all’interno del Cluster del cacao, gestito da Eurochocolate e il quello dell’Agrifood con la presenza di forti imprese locali».
Expo era una sfida che l’Italia non poteva perdere, anche per rilanciare la propria immagine all’estero. In questo contesto, le Regioni sono state chiamate ad essere parte fondamentale di questa esperienza. Che ruolo ha giocato la Regione Umbria?
«La Regione ha messo in campo diverse risorse economiche, per oltre un milione e 200mila euro, comprese quelle del Piano di sviluppo rurale (Psr), che hanno permesso la presenza di quel tessuto rappresentato dalle piccole e medie imprese dell’agroalimentare. I finanziamenti a sostegno di consorzi e associazioni di produttori hanno rafforzato la presenza del “Made in Umbria”. Forte anche il protagonismo dei territori, che sono stati presenti con prodotti legati all’agroalimentare, quali olio, tartufo e vino. Senza dimenticare la sintesi della misura 124 “Cooperazione per l’innovazione”, che ha stanziato circa 20 milioni di euro per sostenere un numero elevatissimo di esperienze importanti, presentate anche all’Expo all’inizio di settembre. Il progetto proposto a Milano parte dall’evoluzione dei consumi alimentari che, anche in un contesto globalizzato, devono preservare le tradizioni del passato ed evolversi verso un percorso articolato e innovativo rappresentato da filiere produttive che coinvolgono attori diversificati e determinati contesti territoriali. Il lavoro a Milano ha rappresentato un biglietto da visita per rafforzare l’export del “Made in Umbria” di prodotti di assoluta qualità. Agroalimentare, certo, ma non solo. Sotto la lente di ingrandimento milanese, anche i Festival del territorio, da Umbria Jazz al Festival delle Nazioni, ma anche rievocazioni storiche come la Quintana».
Nei giorni scorsi, a Cascina Triulza, si è giocata una carta vincente, quella del variopinto ecosistema del territorio.
«Largo spazio anche ai Parchi umbri, dove abbiamo illustrato le varie attività che li rendono fruibili, dedicati agli appassionati di sport all’aperto, ma anche alle narrazioni naturalistiche, gli approfondimenti sul paesaggio e le sue potenzialià. Dalle acque del Trasimeno, ai monti Sibillini, alle vette del monte Cucco, attraversando i paesaggi di Assisi, l’Umbria si è raccontata al mondo».

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