«Nei miei vini la bellezza non replicabile dell’Umbria»

Intervista a Marco Caprai,  lo “spirito buono” della laboriosità e dell’ingegno
della nostra terra. Marco Caprai, uno degli imprenditori umbri più innovatori, presidente di Confagricoltura Umbria, é stato scelto a Expo 2015 tra i 21 uomini e donne che incarnano lo spirito dell’Italia che innova rispettando la sua terra, meritandosi così una statua vivente nel team di questi “buoni spiriti”.


Caprai, in che modo siete riusciti a cambiare i destini del vostro territorio?
«Facendo leva sulla bellezza, non replicabile, del territorio. Il nuovo paradigma della qualità di un vino va oltre la piacevolezza organolettica. La qualità di un vino è tale se la bottiglia è capace di veicolare le emozioni di un paesaggio, di una cultura, di un modello di sviluppo che guarda al futuro integrando la storia autentica di un vitigno locale con l’innovazione e un modello di sostenibilità riconosciuto a livello mondiale. La rappresentazione della regione dell’Umbria al padiglione Italia dell’Expo di Milano è uno straordinario risultato che premia l’impegno imprenditoriale di una piccola realtà fortemente radicata in un territorio di eccellenza che vuole raggiungere traguardi internazionali di portata enorme. Anche il riconoscimento di Cantina Europea dell’anno ha suggellato una tappa importante di un bellissimo percorso di crescita e sviluppo della nostra impresa, oggi più che mai convinta del ruolo da protagonista che deve e vuole vivere su scala globale».
Quest’anno avete presentato “MyMontefalco2015”, un progetto tutto vostro di sviluppo che mira a definire nuovi modelli di impresa sostenibile in continua evoluzione. Il saper fare italiano nel rispetto dell’identità è una formula vincente?
«È l’unica formula capace di valorizzare la ricchezza delle produzioni italiane. Il modello Montefalco ha avuto successo nel momento in cui una tradizione secolare, la coltivazione del Sagrantino, è stata integrata dall’innovazione di processo e di prodotto. Va anche detto che il progetto “MyMontefalco2015” non è nato per caso, ma è il risultato di un percorso trentennale di sperimentazione e innovazione con l’Università di Milano ed altri centri di eccellenza impegnati nella ricerca in viticoltura. Dal continuo impegno nel perseguire l’eccellenza nascono continui stimoli che aprono nuovi orizzonti e obiettivi da raggiungere. Credo che sia questa la vera identità vincente del saper fare italiano».
In meno di dieci anni avete investito 2 milioni di euro in un disegno di innovazione e sviluppo nell’ambito di progetti finanziati dal Piano di sviluppo rurale della Regione. Quanto è importante la cultura della ricerca e della sperimentazione in agricoltura?
«Credo che senza la curiosità e la voglia di raggiungere nuovi straordinari obiettivi non può esserci futuro, in agricoltura come in qualsiasi altro settore. Per continuare a giocare un ruolo da protagonista a livello mondiale, l’agricoltura italiana deve continuare sulla strada dell’evoluzione tecnologica che ha imboccato già da alcuni anni. Non può più esistere un modello di produzione che si ripete nel tempo. Le frenetiche dinamiche di mercato, i cambiamenti climatici e la ricerca di modelli virtuosi di produzione impongono alle aziende italiane di mantenere il passo con le nuove tecnologie. I nuovi piani di sviluppo rurali sono tutti orientati verso lo sviluppo di modelli di produzione innovativi e sostenibili. Per noi rappresentano il normale proseguimento di un lavoro iniziato già alcuni anni fa e che oggi più che mai deve essere perseguito con tutte le forze possibili.

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