«A Milano per conoscere ed essere conosciuti»

di Luana Pioppi

Il presidente Catanossi racconta l’esperienza fatta, le prospettive del Gruppo e del settore. «Expo per noi è stata un’esperienza fortemente positiva, perché ci ha aperto due sensi della conoscenza: quello di conoscere e di essere conosciuti».


Così Carlo Catanossi, presidente del Gruppo Grifo Agroalimentare, nel tracciare un bilancio della partecipazione dell’azienda umbra all’Esposizione universale di Milano. «Siamo stati – prosegue Catanossi – in più occasioni ad Expo 2015, di cui una volta ospiti nel padiglione di Intesa Sanpaolo ed in altri con i nostri prodotti. Siamo stati anche simpaticamente presenti in un carrello di formaggi destinati al presidente del Consiglio Matteo Renzi, in un’iniziativa organizzata da Coldiretti con un prodotto per regione. Per l’Umbria abbiamo dato il pecorino Testa Nera stagionato, che tra l’altro ci sta dando grandi soddisfazioni. Expo è stata un po’ come ci immaginavamo: non una fiera in cui si prendono contatti con buyer, con clienti, ma un grande momento di presentazione rispetto al mondo. Non è stata l’Italia che si è presentata al mondo, ma il mondo che si è presentato a se stesso. Sono venuti a visitare Expo tutti, non solo gli italiani. Le aziende singole che hanno approfittato di questa occasione hanno potuto solo presentarsi in questo mondo e chiaramente questo ci ha portato due grosse esperienze. La prima è stata quella di capire, di apprendere il mondo, come va e quali sono le tendenze, le linee culturali. Non solo quelle economiche e produttive ma quelle che sono realmente le tendenze dei paesi più vicini e più lontani. Mi ha colpito molto vedere come si stanno sviluppando i paesi dell’est, dal Caucaso in avanti, Russia compresa. Sono mercati a noi prossimi sia culturalmente sia geograficamente e mi ha colpito molto questa cosa. Mi è sembrato anche di capire che in quei paesi ci siano spazi per una serie di tipologie produttive a noi molti confacenti».
Un’esperienza, dunque, utile?
«Partecipare ad Expo mi è servito. Mi è sembrato importante. Penso anche che noi abbiamo mostrato un’azienda, come era nella nostra idea, diversificata e composita al suo interno, veloce, dinamica che approfitta di queste occasioni. Abbiamo scelto di non fare uno stand di vendita al pubblico, non ci interessava e non ne siamo pentiti. Abbiamo dimostrato la nostra dinamicità. Io mi sono trovato in qualche occasione, nonostante l’azienda abbia un mercato che copre il centro Italia, a constatare che siamo più conosciuti di quello che sembra. Credo che questo possa essere un po’ quello che ci riportiamo a casa. Alla fine, le imprese hanno avuto questo ruolo. Noi ci siamo voluti essere con questo stile».
E tra le vostre iniziative ora c’è anche la vendita online.
«Ci stiamo affacciando su questo canale. Ci stiamo dilettando, diciamo, proponendo le cose che possono viaggiare come alcuni nostri prodotti della gastronomia, i nostri vini, legumi ed anche alcuni tipi di formaggi sottovuoto e stagionati. È un mondo interessante questo della vendita online in cui ci stiamo affacciando, sia dentro il sistema di Banca Intesa sia con un canale autonomo. Abbiamo due strade parallele che si stanno muovendo su questo».
Secondo lei stiamo ancora vivendo la crisi economica o l’Umbria ne sta uscendo?
«Io ho l’impressione che siamo ancora dentro un sistema di pesantezza economica straordinario. Purtroppo la nostra regione non sta reagendo granché agli stimoli. È un fenomeno abbastanza presente nella letteratura. Ho letto più cose sulla reazione dell’Umbria, sia in positivo sia in negativo, che mi pare che ci danno lenti alle reazioni. Io direi che anche noi stiamo leggendo questo. È di qualche giorno fa una statistica che dice che stanno ripartendo i consumi alimentari, ma nei discount. Beh, per un’azienda come la nostra non è una grande consolazione. Siamo di fascia medio-alta, che punta alla clientela, che cerca la qualità, il marchio, che è disponibile a spendere qualche cosa in più per l’origine, per la certezza che Grifo può garantire. Noi abbiamo comunque tenuto discretamente in questi anni di crisi. Il nostro fatturato, dal 2008 ad oggi, non si è mai contratto e questo mi rassicura e tranquillizza per certi aspetti. È anche vero che qui è tutto un gioco di equilibrio tra fatturato e marginalità, fatturato e valore delle vendite. Chiaramente, se il fatturato tiene ma non guadagni più l’azienda soffre. Se devi spingere sulle promozioni, sui prezzi per poter vendere, significa che siamo tutti dentro un sistema non di crisi, anche se lo trovo un termine non più appropriato: siamo dentro un cambiamento più profondo, è meglio dire. È cambiato il livello e non torneremo più come eravamo. Certamente io credo che sentiamo il peso delle famiglie che non hanno lavoro. Sono quelle che stanno veramente in crisi ed in difficoltà, che non spendono. La nostra fortuna sono i pensionati che reggono, che fanno da supporto per le famiglie umbre, e i redditi garantiti da chi ancora lavora. I circa 15mila disoccupati, in cassa integrazione, fanno sentire il loro peso sui consumi diretti.

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