Gruppi nazionali vs banche locali: ecco gli effetti del risiko del credito

di Roberta Pascolini

Prestiti, i grandi più restii ad aprire la borsa. Con le concentrazioni stretta sugli sportelli. Banche entrate in grandi gruppi nazionali e piccoli istituti locali: ecco come il risiko della finanza ha cambiato negli ultimi anni i servizi creditizi nella regione in base ai dati forniti dalla Banca d’Italia

Il grado di concentrazione nel mercato dei prestiti regionali è tornato ad aumentare dopo sei anni di calo: la quota dei primi cinque gruppi operanti in regione è salita al 64,5%. Al contrario, invece, non si riesce a frenare l’inarrestabile contrazione della dotazione di sportelli che, ampliando l’orizzonte temporale dell’analisi al periodo antecedente la crisi, risulta essere rilevante (-8,7%). Alla fine del 2014 il numero delle banche presenti con almeno uno sportello sul territorio regionale è ulteriormente diminuito di una unità, scendendo a 39 (nel 2009 erano 47 le banche attive) ed è proseguita la riduzione degli sportelli operativi, passati dai 560 del 2013 ai 517 del 2014. Il calo è imputabile principalmente all’azione di razionalizzazione che alcuni tra i principali intermediari hanno realizzato su piazze già ampiamente presidiate. Una strategia che, secondo quanto denunciato dai sindacati di categoria, potrebbe portare a nuove razionalizzazioni. Per quanto attiene ai punti operativi delle banche con sede in regione il calo invece è stato molto lieve, soltanto di 3 unità (dai 238 sportelli del 2013 si è passati a 235). Il numero dei comuni serviti da sportelli bancari è rimasto comunque invariato rispetto al 2013 e pari a 82. In rapporto alla popolazione residente, il ridimensionamento della rete territoriale delle banche ha comportato tra il 2007 e il 2014 un calo del numero di sportelli da 65 a 58 ogni 100.000 abitanti; tali valori risultano superiori rispetto alla media nazionale (51 nel 2014) per effetto di una densità demografica contenuta. Il numero di sportelli ogni 100 km² è infatti in Umbria molto al di sotto di quello registrato in Italia (6,1 contro 10,1). In linea con quanto osservato nel resto del Paese, la contrazione nel numero di sportelli ha interessato esclusivamente gli intermediari di maggiori dimensioni (-27,6%), ai quali è riconducibile poco più della metà delle dipendenze ubicate in regione.Le banche, nell’ottica del contenimento dei costi, hanno rimodulato la propria presenza sul territorio a favore di sportelli a più elevata operatività per addetto: tra il 2007 e il 2014, la quota sul totale degli sportelli per i quali la somma di impieghi e depositi superava i 10 milioni di euro per addetto è passata dal 16,3 al 25,6%, un valore ancora ampiamente inferiore alla media nazionale (35,3%). In relazione alle caratteristiche demografiche, l’Umbria presenta un’elevata concentrazione di sportelli in comuni con un basso grado di urbanizzazione (oltre il 38% del totale, più del doppio della quota registrata in Italia e nel Centro). Vi si associa una distribuzione dei punti operativi piuttosto diffusa sul territorio, attestata anche da una quota ridotta di comuni non bancati (10,9%, contro il 17,1% nel Centro); in 33 dei 92 comuni umbri, tuttavia, il presidio è limitato a un’unica dipendenza, che in due terzi dei casi fa capo a banche con sede in regione.Alla riduzione del numero di sportelli bancari non corrisponde necessariamente un aumento della distanza tra la sede della dipendenza che eroga il prestito e quella dell’impresa, perchè le banche e la clientela possono rivedere l’assetto delle relazioni di credito variandone la distanza. Tra il 2007 e il 2014 in Umbria la quota dei contratti di finanziamento erogati da sportelli ubicati nel comune dove ha sede l’impresa è rimasta stabile al 59%.LE DINAMICHE DEGLI IMPIEGHINella regione l’andamento del mercato dei prestiti per dimensioni di banca, mostra un miglioramento complessivo, con una frenata del tasso di contrazione per le grandi banche e una variazione percentuale sui 12 mesi a dicembre 2014 positiva per le banche piccole (+0,2%) e le banche minori (+1,7%).

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