La crisi ci ha rubato anche i cervelli

Tra il 2008 e il 2014 l’occupazione tra gli under 35 è calata del 32% (36mila posti in meno)E in 3 anni quasi 25 su mille sono andati altrove. La crisi non ha impoverito l’Umbria solo nelle disponibilità economiche e finanziarie di famiglie e imprese. Tra i tanti mali portati da sette anni terribili c’è anche l’impoverimento di cervelli. I giovani, infatti, non avendo opportunità di lavoro, si sono trasferiti altrove. All’estero, soprattutto.

Peggiorando la situazione demografica di una regione che ha già il più alto tasso di popolazione anziana insieme alla Liguria. Come rileva l’ultima indagine della Banca d’Italia, tra il 2008 ed il 2014 il numero complessivo degli addetti nella regione è diminuito del 5%. E l’aumento degli occupati con almeno 35 anni (pari al 7%) ha solo in parte compensato la flessione registrata tra i più giovani. Nella fascia di età 15-34 anni il calo è stato infatti del 32% (corrispondente a circa 36mila unità). E le difficoltà occupazionali riscontrate dalla popolazione più giovane, acuitesi nel corso della crisi, hanno ovviamente inciso sull’aumento dei trasferimenti al di fuori della regione. Il tasso di occupazione al 31 dicembre 2014 si è attestato al 61% (nel secondo semestre del 2015 è risalito al 63% grazie alla positiva dinamica delle assunzioni negli ultimi mesi). Tuttavia, guardando a quanto accaduto negli anni della crisi, si evidenzia come gli accresciuti requisiti anagrafici previdenziali abbiano determinato un ulteriore aumento della quota di occupati nella fascia di popolazione di età più avanzata (55-64 anni), dal 47,3 al 51,5%. È invece proseguito il calo tra i giovani, in particolare nella fascia di età 25-34 anni (dal 68,2 al 65,3%). Relativamente al titolo di studio, il tasso di occupazione è aumentato dell’1,3% per i laureati (al 75,1%), tornando sui livelli pre-crisi; è diminuito per i diplomati (-0,8 punti percentuali) e per gli individui in possesso di licenza media (-0,6%).

DISOCCUPAZIONE, LA FORBICE con gli UNDER 35 SI AMPLIA Il grafico che mette a confronto l’andamento dei tassi di disoccupazione dei giovani (tra 15 e 34 anni) e degli over 35 mostra come la forbice sia aumentata per la prima volta nel 2009 e soprattutto nel 2011, con un ulteriore ampliamento alla fine del 2013.Guardando all’ultimo anno, nel 2014 alla stabilità dell’occupazione si è accompagnato un aumento dell’offerta di lavoro: il tasso di attività della popolazione in età lavorativa è cresciuto di un punto percentuale rispetto al 2013, al 69%. Le persone in cerca di occupazione sono aumentate di oltre 4mila unità, sospingendo il tasso di disoccupazione all’11,3% (dal 10,3 del 2013); si tratta del valore più elevato dall’avvio delle serie regionali dell’Istat. La crescita è stata più pronunciata per i giovani fino a 34 anni (dal 19,2 al 21,9%). Il tasso di disoccupazione è aumentato in particolare per la popolazione con livelli di istruzione meno elevati; tra i laureati è rimasto stabile, all’8,2%.

COSTRETTI A LASCIARE L’UMBRIA Le dinamiche occupazionali hanno ovviamente inciso sul tessuto demografico. Sulla base dei dati sulle iscrizioni e cancellazioni presso le anagrafi comunali, nella media del triennio 2011-13 in Umbria 17 cittadini italiani ogni mille abitanti hanno trasferito la propria residenza in un altro comune; il dato è inferiore alla media del Centro e a quella nazionale. Le emigrazioni fuori dalla regione hanno riguardato sette residenti ogni mille abitanti; di questi, 1,1 si sono trasferiti all’estero.Nel raffronto con il triennio 2005-07, precedente la crisi economica, l’incidenza dei trasferimenti di residenza fuori dalla regione è aumentata di 1,5 unità ogni mille abitanti (0,5 nella media nazionale). Come nel resto del Paese, la variazione è dovuta principalmente ai trasferimenti verso l’estero.La fascia di età che ha visto i maggiori trasferimenti è quella compresa tra 25 e 34 anni, seguita da quella compresa tra 35 e 44 anni. Ma risulta di una certa consistenza anche la migrazione di giovanissimi (tra 15 e 24 anni). In base ai dati Istat, nel triennio 2011-2013 quasi 25 giovani tra 24 e 34 anni ogni mille hanno cambiato comune all’interno della regione, mentre 8 su mille si sono trasferiti fuori dal Centro Italia e 3,5 su mille all’estero. Complessivamente, la quota di coloro che hanno comunque cambiato residenza nel triennio è stata del 42,4 per mille. Ma soprattutto, preoccupa quel 17,6 per mille che ha lasciato l’Umbria. Se si guarda al flusso dei giovanissimi (15-24 anni), quasi 11 su mille si sono spostati all’interno della regione, 3,8 su mille fuori dal Centro Italia e l’1 per mille all’estero. Insomma, quasi 25 under 35 su mille hanno scelto di lasciare l’Umbria.Interessante anche l’analisi degli spostamenti suddivisi per il titolo di studio. I laureati che nel triennio si sono spostati all’interno della regione sono stati 13 ogni mille; 4,6 su mille hanno lasciato l’Umbria per restare nel Centro Italia e 5,3 su mille sono andarti fuori dalla macroarea. Coloro che si sono trasferiti all’estero sono quasi 2 su mille. Complessivamente, dunque, l’Umbria ha perso quasi 12 laureati ogni mille. Una percentuale in linea con la media italiana, ma la percentuale, nel Centro Italia, è più bassa, pari al 9,6 per mille. Insomma, nella fuga dei cervelli l’Umbria sta scivolando pericolosamente verso il Sud. Un fenomeno che deve essere assolutamente invertito.

IL LAVORO DIPENDENTE Ma che tipo di lavoro trovano i giovani che non sono costretti a lasciare l’Umbria? Nel primo semestre di quest’anno le pratiche di assunzione per lavoro dipendente di under 29 sono state nella regione 17.179 con un incremento del 7,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per comprendere l’entità dell’aumento, oltre all’inversione di tendenza, è utile guardare alle variazioni degli ultimi tre anni, sempre sul semestre precedente: a giugno del 2012 la perdita è stata del 6%; risultato negativo bissato l’anno dopo, mentre a giugno del 2014 il calo è stato del 2,6%.

GARANZIA GIOVANI Un aiuto per trattenere i giovani umbri è il programma “Garanzia Giovani”, istituito in ambito europeo allo scopo di promuovere l’adozione di politiche attive nei confronti di Neet con età compresa tra 15 e 24 anni. Lo Stato italiano ha esteso la platea dei possibili beneficiari ai giovani fino a 29 anni di età; il bacino complessivo è stato quantificato in 1,7 milioni di unità. L’ammontare di risorse disponibili per l’Italia nel biennio 2014-15 è pari a circa 1,5 miliardi di euro, ripartito tra nove diverse misure di politica attiva.

 

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