Nomine delle partecipate in vista: i vertici potrebbero essere tutti riconfermati

 

In primavera scadono i vertici dei colossi: Eni, Enel, Terna, Poste e Leonardo. Sono le cinque piA? importanti aziende partecipate dallo Stato. Si dovranno nominare anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa e quello della��Arma dei Carabinieri. Si ipotizza dai rumors di palazzo che a�� data la forte continuitA� politica con il governo precedente a�� potrebbero essere tutti confermati. Con il voto in autunno il governo pronto a intervenire.A�

 

 

 

 

A�a�?A� Anche per un governo dal profilo basso e senza A�appetitiA� di potere sarA� impossibile astenersi e far finta di nulla: tra fine aprile e metA� maggio vanno in scadenza i vertici delle cinque piA? grandi aziende partecipate dallo Stato, due giganti come Eni ed Enel ma anche Poste, Terna, Leonardo-Finmeccanica. Nel giro di poche settimane scadono anche gli incarichi del Comandante dei Carabinieri e del Capo di Stato Maggiore della Difesa e in giugno andranno rinnovati i vertici della��Agenzia delle Entrate e quella del Demanio. E se diventasse di fatto ingovernabile, anche la Rai potrebbe aggiungersi alla��elenco, ma al momento pare improbabile. A�

 

A�PoltronissimeA�, soprattutto quelle degli enti, che rappresentano la quintessenza del potere e dunque nomine succulente per chi le fa: il governo. Ma un esecutivo come quello guidato da Paolo Gentiloni, in forte continuitA� politica con quello precedente, come si sussurra, finirA� per confermare per altri tre anni i leader delle cinque partecipate a suo tempo indicati dal governo Renzi?A�

 

La��ipotesi che sia stato giA� tutto deciso non trova conferma a Palazzo Chigi. Ai tanti che in questi giorni gli chiedono notizie, il presidente del Consiglio offre la stessa risposta: A�La questione non A? alla��ordine del giornoA�. Ed A? cosA�. Il governo Gentiloni non si interessa ancora del dossier, riservandosi perA? due schemi di gioco, diversi a seconda della data delle elezioni. Se Matteo Renzi riuscirA� a bruciare i tempi, facendo approvare una legge elettorale a ritmo accelerato e si profilasse uno showdown che porti ad elezioni ad aprile-maggio, in quel caso il governo Gentiloni ha giA� deciso: la��esecutivo non procederA� ad alcuna nomina ai vertici dei grandi enti. Lasciando la��onere al governo che si insedierA� nelle settimane successive. Con un rispetto formale e anche sostanziale delle leggi. Molto diverso il quadro se invece la prospettiva di elezioni anticipate si spostasse verso autunno o addirittura verso il febbraio del 2018. In questo caso il governo procederebbe alle nomine.A�

 

Gentiloni e Renzi non hanno ancora affrontato il dossier ma nel caso di tempi lunghi molto difficilmente si potrA� concretizzare lo schema della conferma in blocco. La��idea sarebbe quella di procedere caso per caso, confermando chi ha ben operato (la maggioranza dei nominati, si dice) e scartando coloro che per una ragione o per la��altra non sono in condizione di essere confermati. Sub-iudice, nel senso che si trovano tra color che son sospesi dal punto di vista giudiziario, due pezzi da novanta: la��amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi e quello di Leonardo-Finmeccanica Mauro Moretti. Sul primo incombe un possibile rinvio a giudizio, sul secondo una condanna in primo grado per una vicenda che risale alla stagione delle Ferrovie. E anche se non A? scontato che le due vicende giudiziarie si concludano in senso negativo, anche una sola delle due caselle impegnerebbe il governo in una scelta impegnativa. A�

 

Ancora tutti da decidere i criteri e soprattutto le misure nella A�spartizioneA� delle poltrone: tre anni fa, a caldo, la vulgata che accompagnA? la��infornata di nomine attribuA� a Renzi il ruolo di A�assopigliatuttoA�. Una lettura che si rivelA? forzata: le nomine piA? discontinue furono volute dal presidente del Consiglio, ma tra i premiati ca��erano anche personaggi A�bipartisanA�, giA� collaudati nella stagione berlusconiana. A�

 

Allora Forza Italia era dentro il patto del Nazareno. Ma oggi, dopo una A�quaresimaA� di tre anni, Berlusconi A? di nuovo in gioco e dirA� la sua. E stavolta sarA� difficile non ascoltare la��ambasciata americana a Roma sulle nomine alla��Eni: fra qualche settimana il Segretario di Stato sarA� uno che di petrolio se ne intende: Rex Tillerson, ex boss di Exxon.A�a�?

Fonte: a�?la Stampaa�?

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *