Grillo, strappo con Farage nella Ue, forse con i liberali

Il movimento fondato da Beppe Grillo sarà chiamato di nuovo alle urne. Le consultazioni saranno aperte questi giorni. Beppe Grillo chiede di scegliere in quale gruppo del Parlamento Ue il movimento dovrà aderire. La proposta è quella di lasciare l’Efdd (Europe of Freedom and Direct Democracy), quello dell’Ukip di Nigel Farage, per spostarsi all’Alde (Alliance of Liberals and Democrats of Europe) o al gruppo Misto. “Con l’Alde saremmo la terza forza a Strasburgo” – “l’Alde conta 68 eurodeputati e con la presenza del M5S diventerebbe la terza forza al Parlamento europeo”, ha affermato Beppe Grillo sul suo blog, auspicando che in tal modo il Movimento potrà “acquisire un peso specifico nelle scelte che si prendono”.

 

 

“   Trasformisti, e forse oggi pomeriggio trasformati, a loro insaputa. Si vota, da ieri e ancora oggi, sul blog di Beppe Grillo per divorziare da Ukip e far cambiare gruppo al M5S in Europa.
Tutti gli eurodeputati, meno un paio, non erano minimamente a conoscenza di questa decisione appresa come un qualsiasi attivista via blog, senza alcun preavviso. I vertici propongono tre alternative, ma si intuisce quale sia la preferita da Grillo. Si può restare nel gruppo Efdd, che al momento il fedelissimo del leader David Borrelli co-presiede con Nigel Farage: ma la scelta è sconsigliata, fa capire, perché dopo la Brexit l’Ukip si prepara a dire addio all’Ue e dunque il gruppo «non avrà interesse a portare a casa risultati concreti».

LE TRE OPZIONI
Si può optare per trasferirsi tra i non iscritti, il gruppo misto europeo che garantirebbe solo l’anonimato, si legge tra le righe. Ed ecco perché alla fine, Grillo, dopo aver ricevuto il no dei Verdi, promuove la terza via: entrare nell’Alleanza dei liberali e democratici a cui peraltro aveva iscritto il M5S nel 2013 in attesa delle elezioni europee. Grillo oggi dice che assicurerebbero massima libertà e «autonomia di voto» e che il M5S divenetrebbe l’«ago della bilancia». Il trasloco forzato all’Alde è un incubo per la base del M5S.

LO SCONTRO SUL TTIP
Alde è stato cruciale per l’elezione del presidente Jean-Claude Juncker ed è sinonimo di ultraliberismo, euro e TTIP, il trattato per il commercio Transatlantico. Tutte bestie nere non solo per gli attivisti ma anche per pezzi da novanta del M5S. «Meglio soli che male accompagnati e un po’ ipocriti» scrive Carlo Sibilia, ex membro del direttorio che si è speso molto sui temi della sovranità monetaria. Sono con lui in molti, da Nicola Morra a Michele Dell’Orco. Riccardo Nuti, deputato M5S sospeso, è ancora più esplicito e accusa la nuova corrente democristiana dentro il M5S: «Non ci si può alleare per una manciata di poltrone. Se per contare qualcosa bisogna perdere la propria anima, la propria coerenza, la propria faccia forse meglio da soli ma con dignità. Non so chi consigli queste cose a Beppe (i democristiani nel M5S sono tanti)».

Luigi Di Maio e Di Battista si sono limitati a rilanciare il voto, avallando dunque la posizione del blog che caldeggia il cambio di casacca dentro il Parlamento europeo. Ci sono troppi dettagli che non tornano, fanno notare diversi parlamentari. In realtà il gruppo EFDD sarebbe rimasto in vigore fino al 2019. Lo precisa Marco Zanni, che ha dichiarato di aver votato proprio per rimanere al fianco dello Ukip per continuare la sua battaglia euroscettica, motivo per cui Zanni è molto seguito dagli elettori pentastellati che attendono ancora, invano, una posizione chiara sulla moneta unica.

E lo stesso Nigel Farage, scettico su quello che si profila come un matrimonio di interessi, afferma: «In termini politici sarebbe completamente illogico per i 5 stelle unirsi al gruppo più eurofanatico del Parlamento europeo». Matteo Salvini parla di un «voltafaccia a favore di euro e immigrazione compiuto per ottenere poltrone». «Alde ci trattò malissimo, disse che disprezzava i 7 punti del nostro programma e che non c’era posto per noi nel loro gruppo, fortemente europeista» ricorda Claudio Messora, ex capo comunicazione M5S a Bruxelles.
Lo stesso blog di Grillo che ha attaccato in passato il capo dell’Alde Guy Verhofstadt, quando il M5S decise di unirsi all’EFD disse che l’Alde era un gruppo completamente incompatibile per via della sua agenda pro-Europa e il Movimento si considerava, l’ imperfetto diventa d’obbligo, «profondamente anti europeo». La base rimane sconcertata e ha chiesto lumi direttamente agli eurodeputati. Alcuni hanno cercato di abbozzare delle motivazioni come il disagio provato a volte accanto a Farage. Ma il risultato oggi non è scontato. Per i militanti rimane un pericoloso avvicinamento all’establishment: «Con ultraeuropeisti liberali Alde il M5S non ha nulla da spartire, è gruppo di Rutelli e Monti!».   “

Fonte: “il Messaggero”

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