Generali non si fida di Intesa e si tiene il 3% della banca

Il fatto che l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, abbia derubricato il dossier di aggregazione con le Generali a un semplice «caso di studio», non fa abbassare la guardia alla compagnia di Trieste. Al punto che un consiglio di amministrazione del Leone, ieri, ha messo al centro la posizione assunta dalle Generali nel capitale di Intesa Sanpaolo: quel 3,01% e relativi diritti di voto presi in prestito due settimane fa.

 

 

“Generali si prepara a smontare il prestito titoli su azioni Intesa Sanpaolo che ha impedito alla banca di avviare un’eventuale operazione di stake building sul Leone. È questo, stando a quanto si apprende, l’esito del confronto tra i membri del consiglio di amministrazione della compagnia riuniti in una seduta convocata per ieri. Vertice preceduto da un comitato investimenti e operazioni strategiche che ha preparato il terreno per la successiva decisione del cda. L’operazione si dovrebbe concretizzare nei prossimi giorni, al più entro la settimana.

L’idea, evidentemente, è di mantenere un piede nell’azionariato della banca secondo però modalità differenti, che permettano di consolidare la posizione ma al tempo stesso di avere una gestione più attiva e diretta del dossier. In quest’ottica, è possibile che venga costruito un complesso pacchetto di opzioni che renda anche maggiormente conveniente l’operazione, tanto più in virtù della performance registrata nelle ultime settimane dal titolo Intesa Sanpaolo. Dal momento in cui sono cominciate a circolare le prime indiscrezioni su un possibile interesse della banca per il gruppo assicurativo, il titolo ha incamerato una perdita complessiva di poco inferiore al 12%. In questi giorni, peraltro, il ceo dell’istituto Carlo Messina, che pure ha ribadito che Ca’ de Sass sta studiando potenziali combinazioni industriali con le Generali, è impegnato in un road show organizzato per presentare i risultati 2016 della banca.

Il Leone, dunque, ha provato ad approfittare di questa inaspettata fase di tregua per serrare ulteriormente le fila. D’altra parte, il tentativo di affondo di Intesa Sanpaolo ha messo definitivamente in chiaro che per il mercato il Leone è una preda appetibile, un segnale d’allarme al quale ora Trieste deve in qualche modo rispondere. Tanto più che lo ha detto lo stesso ceo di Allianz, Olivier Baete: «Chi non cresce, muore». Il messaggio che arriva dal colosso assicurativo è dunque piuttosto chiaro: le compagnie devono «investire nella crescita». E se questo vale per il colosso di Monaco, è vero anche per le Generali, tanto più ora che la compagnia si è resa conto di essere il bersaglio di molteplici interessi. Ma in che direzione può muoversi?

Il primo passo è certamente quello di continuare a difendersi da possibili scalate ostili. E in ragione di ciò il mantenimento della quota in Intesa Sanpaolo, seppure con forme diverse dal prestito titoli, è una parziale risposta a questa prima necessità. Poi, è ovvio che andrà valutata una strategia di più ampio raggio. E anche di questo si sarebbe accennato nel corso del comitato investimenti e del cda tenuto ieri. Come è noto Generali ha già scelto il proprio advisor, si tratta di Goldman Sachs, al quale ha affiancato lo studio legale Cleary Gottlieb, ed entrambi sono al lavoro da oltre una settimana sulla questione Intesa. Tuttavia, come è chiaro, la società non deve difendersi solo da Ca’ de Sass ma più in generale deve creare le condizioni per restare indipendente e integra. Per questo è possibile che venga allargata la platea dei consulenti e in quest’ottica potrebbero rientrare in pista Morgan Stanley e JP Morgan. L’obiettivo sarebbe quello di gestire al meglio questa fase delicata. Di certo, da più parti arriva il segnale che Generali vuole provare ad accelerare sull’esecuzione del piano. Progetto che prevede un consolidamento nelle aree chiave e una crescita disciplinata nelle zone rilevanti. Aumentare la taglia del Leone può rivelarsi l’arma migliore per bloccare eventuali operazioni ostili. Allo stato non risulta siano stati individuati target o misure precise ma in questo potrebbero evidentemente rivelarsi utili gli advisor. E lo sguardo potrebbe puntare su Germania, Svizzera o Spagna. Ma non solo. Generali potrebbe anche pensare di mettere nel mirino una media compagnia che apra a nuovi mercati, come potrebbe essere Rsa (Royal Sun Alliance). Certo se il gruppo dovesse valutare una crescita per linee esterne, cruciale potrebbe essere un confronto tra management e soci (alcuni contatti sono già avvenuti nei giorni scorsi) per capire come l’attuale base azionaria, tra cui Mediobanca, Caltagirone, De Agostini e Leonardo Del Vecchio, intende supportare la spinta al business plan. Generali è una società ben capitalizzata ma un ulteriore rafforzamento patrimoniale potrebbe dare maggiore impulso.

Fonte: “il Sole24Ore”

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