Unicredit, dalla maxi-operazione ai nuovi equilibri

Sebbene le banche italiane stiano attraversando una fase non semplice, sempre a causa dei cosiddetti a�?crediti deterioratia�?, ieri (lunedA� 6 febbraio) A? partito la��importante aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit, banca guidata dalla�� amministratore delegato, il francese Jean-Pierre Mustier.

La��operazione dopo il tentativo fallito di ricapitalizzazione da 5 miliardi da parte dei privati di Monte dei Paschi di Siena, A? visto dagli a�?addetti ai lavoria�? come il test dei test per capire se il mercato ha ancora fiducia di fondo nelle banche italiane nonostante stagnazione macroeconomica e a�� appunto a�� la patologia dei a�?crediti deterioratia�? che ha colpito anche Unicredit.

Il fatto drammatico per azionisti, manager ma in una certa misura per tutto il sistema economico italiano, A? che la banca ha bisogno di tutti i 13 miliardi per rilanciarsi e chiudere il bilancio in pareggio. Infatti la banca in questione ha chiuso il bilancio del 2016 con parametri patrimoniali ben inferiori al livello di guardia fissato dalla Bce.

 

 

 

 

 

Il punto infatti A? il seguente: poichA� la��aumento di capitale ricercato (i 13 miliardi appunto) A? legato alla capacitA� di cessione delle sofferenze, il successo della��operazione potrebbe riportare un poa�� di ottimismo e una boccata di aria fresca in tutto il comparto dei bancari; comparto non piA? efficiente nel finanziamento a privati ed imprese a causa appunto dei famigerati NPL (non performing loans).

Naturalmente non poteva mancare il ruolo di controllo della Banca Centrale europea, che ha chiesto al primo istituto italiano per capitalizzazione di presentare un programma di smaltimento dei crediti deteriorati entro il 28 febbraio.

La maxi-operazione finanziaria prevede la��emissione di 13 azioni di nuova emissione ogni 5 azioni possedute a un prezzo di 8,09 euro ed A? iniziata ieri (6 Febbraio) e a breve si attende inoltre la firma del contratto con il consorzio delle banche per la sottoscrizione della��inoptato, come succede in queste operazioni.

 

Esiste comunque un secondo punto che produrrA� importanti effetti nello stantio comparto bancario italiano: se andrA� in porto la��operazione darA� un nuovo assetto azionario alla banca di piazza Gae Aulenti.

La massiccia richiesta di capitali aprirA� con ogni probabilitA� a nuovi scenari, che si possono immaginare, da un lato, con la��entrata di nuovi soci, dalla��altro con un ridimensionamento del peso di quelli esistenti. A�E la nuova compagine sociale, potrebbe assomigliare molto a una public company. Un assetto molto diverso da quello ottenuto a��forse suo malgrado a�� dalla legge amato Ciampi sulle Fondazioni Bancari, circa 25 anni fa – e che probabilmente tanto peso hanno avuto nella malagestione di tanti istituti italiani a�� Unicredit compreso. Fine di una��epoca? Lo speriamo.

Daniele Giacobbe

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *