Brexit, Juncker: Londra dovrà pagare un conto salato

Quello per la Brexit “sarà un negoziato difficile e non sarà a costo ridotto o zero. Devono rispettare gli impegni presi e la fattura sarà salata”. Così il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker davanti al parlamento belga riunito in sessione plenaria.

“Non siamo ancora alla fine della crisi economica, finanziaria e monetaria, perché i problemi sono stati risolti ma non interamente”, per questo “dobbiamo portare all’euro tutta la tenerezza istituzionale che gli si deve”, ha aggiunto. “Non è il momento di lanciare in Europa un dibattito istituzionale, alla gente non interessa”. Juncker si dice invece “a favore di un ricorso più frequente a cooperazioni rafforzate, chiamatela Europa a più velocità, che già abbiamo”.

 

 

 

 

 

Quello per la Brexit “sarà un negoziato difficile e non sarà a costo ridotto o zero. Devono rispettare gli impegni presi e la fattura sarà salata”. Così il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, spiega la traiettoria per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione a seguito del referendum dello scorso giugno, davanti al parlamento belga riunito in sessione plenaria.

 

Nel suo discorso, il politico lussemburghese è tornato sul tema dell’austerità e della via preferibile alla flessibilità. Una opzione quanto mai attuale e centrale per l’Italia, che attende per domani la relazione specifica sulla tenuta del debito pubblico. Per altro una riflessione che arriva dopo le indiscrezioni raccolte da Repubblica su una possibile mossa forte da parte dei Juncker, che potrebbe dimettersi da Bruxelles qualora il suo Libro bianco sul rilancio dell’Unione, in programma per il 25 marzo in occasione dei 60 anni dei Trattati di Roma, venisse tenuto in un cassetto. Intanto, al Parlamento belga il presidente della Commissione spiega che è “contro l’austerità cieca” e rivendica il fatto che “l’Italia oggi può spendere 19 miliardi in più senza essere sanzionata secondo il Patto”.

 

Juncker ha sostenuto che “l’euro non è l’austerità. Sono stato presidente dell’Eurogruppo e non ho mai amato il discorso neoliberale di austerità e rigore eccessivo. Sono contro l’austerità cieca”. Per questo la Commissione ha “nel senso nobile del termine reso più flessibile il Patto di stabilità, aggiungendo delle clasuole per gli investimenti e per le riforme strutturali. Lo abbiamo modificato interamente, senza modificarlo”.

 

Sui conti pubblici, ha parlato a margine dell’Ecofin anche il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan. “Il rapporto sul debito di domani non rischia di essere un passo ulteriore verso la procedura d’infrazione”. Il Governo quindi non si aspetta l’apertura di una procedura europea per violazione della regola sulla riduzione del debito. “Come è già stato detto l’italia si è impegnata a fare una correzione, correzione che confermo si farà e questa è una cosa che toglierà ogni dubbio sulla coerenza dell’italia con le regole europee”. La manovra correttiva in termini strutturali sarà di 3,4 miliardi (0,2% del Pil) e il governo si è impegnato a definirla entro fine aprile. E per Padoan il debito italiano è sostenibile. “Non vedo dubbi sui mercati. Vedo deiprezzi: c’è un prezzo sullo spread, che si è alzato da circa un mese anche a seguito dell’effetto Trump, che ha numerose implicazioni. Si è stabilizzato, non sta andando su, quindi questo dice che sui mercati che funzionano non ci sono dubbi”.

 

Per ridurlo servono anche le privatizzazioni. “Le privatizzazioni hanno svariati scopi, tra cui ridurre il debito e poi migliorare efficienza delle imprese partecipate, come dimostra il caso Poste la cui efficienza è molto aumentata dopo la cessione della prima tranche”, ha detto Padoan, spiegando come “la sensibilità sociale di Poste e la capacità di lasciare sui territorio periferici del Paese un presidio postale è aumentata” dopo che la prima tranche di cessione, “quindi non ci sono correlazioni sbagliate tra privatizzazioni e dimensione sociale, anzi, al contrario”.

Fonte: “la Repubblica”

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