aprile 2017

Vivendi pesa su Mediaset. Ritorno all’utile già nel 2017

Perdite per 294 milioni: 341 per il voltafaccia francese su Premium. E ora Bolloré punta tutto su Telecom

Vivendi pesa come un macigno sui conti del gruppo Mediaset che ieri ha chiuso il bilancio peggiore della sua storia con una perdita netta consolidata di 294,5 milioni di euro contro un utile di 3,8 milioni nel 2015.

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Il 70% di Unicredit “parla” straniero

Soci esteri più forti, Montezemolo lascia la vicepresidenza. Mustier: “Crescita organica”

Unicredit parla sempre più straniero nel suo azionariato e, nonostante il fondo Aabar si confermi primo socio con il 5,03%, registra le dimissioni dalla vice presidenza di Luca Cordero di Montezemolo, in quota proprio al fondo sovrano di Abu Dhabi.

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Ultimo giorno per la rottamazione delle cartelle

Rottamazione cartelle alle battute finali. Si chiude infatti oggi il termine per presentare le domande per la definizione agevolata che consente di mettersi in regola pagando solo le imposte non versate, con il taglio di sanzioni e interessi di mora. I ritardatari e gli incerti dovranno dunque affrettarsi se non vogliono perdere questa possibilità. L’operazione comunque è stato un vero successo con 600.000 richieste presente al 23 marzo scorso, convincendo il governo a far slittare di tre settimane la scadenza inizialmente prevista. Una buona idea dato che le domande in quest’ultimo periodo viaggiano al ritmo di 17.000 al giorno. Per questo c’è anche chi ha chiesto di prolungare ulteriormente l’operazione. Al momento, però, pare in dirittura d’arrivo solo una nuova rottamazione per le liti pendenti.

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E’ uscito l’ebook su Montepaschi: svelati i segreti di Rocca Salimbeni

Tra le crisi in cui sono precipitati alcuni istituti bancari nostrani, una ha colpito anche gli addetti ai lavori più smaliziati: quella del Monte dei Paschi di Siena. La banca, fondata nel 1472 (e nata come ‘monte di pietà‘ per dare aiuto alle classi disagiate della popolazione della città di Siena) è nota per essere la più antica banca ancora in attività al mondo; in quanto tale è dunque brillantemente sopravvissuta per ben cinque secoli ad ogni tipo di evento esogeno: dalla conquista di Siena da parte di Firenze alla peste, da varie guerre fino al crollo di “Wall Street” nel 1929, a tre guerre di indipendenza e addirittura a due conflitti mondiali.

Ma la sua sfida più dura è venuta da una crisi finanziaria endogena e recente che vede le sue radici nella triangolazione tra affari, banca e politica. Connubio non raro nella storia del nostro paese e tutt’altro che positivo (ahinoi).

Questo perché la senesità, la politica a livello apicale e la classe manageriale (“complice” o passiva) non hanno saputo reagire al cambiamento dirompente che stava arrivando.

Ecco dunque la scelta dell’editore (Gruppo Editoriale Italiano) di volere allontanarsi dalla solita ottica sulla crisi di Montepaschi e scrivere un’analisi più ampia e profonda e quindi più impietosa e drammatica al tempo stesso.

Da cui emerge – pagina dopo pagina – che i manager prima e i politici poi non hanno saputo o peggio ancora voluto immaginare il futuro per una banca popolare: e allora ecco che, come un dinosauro, viene lasciato estinguere senza più di tanto rendersene conto. E così muore l’ultimo istituto bancario di diritto pubblico in Italia.

Salvo poi in una seconda fase decidere paradossalmente che più fortunato di altre banche di area meridionale (leggi banco di Sardegna e banco di Sicilia).

Come editore ci faremo carico etico di fare dei sequel.

Per comprendere come il potere finanziario non ha voluto toccare i suoi dogmi su cui si è fondato il debito pubblico italiano.

Non abbiamo salvato molte aziende sistemiche (come l’ILVA per esempio): perché i contribuenti devono sostenere per oltre 300 miliardi di euro questa specifica banca?

 

Gruppo Editoriale Italiano

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