Crollano i posti di lavoro nelle banche italiane

Una “ecatombe occupazionale” negli istituti bancari italiani. Da gennaio a luglio ci sono stati 17.500 esuberi, secondo uno studio di First Cisl. A parlare di ecatombe è stato il segretario generale Giulio Romani. Situazione particolarmente grave nei gruppi bancari maggiori: a febbraio Unicredit ha sottoscritto un’intesa per 3900 uscite, nell’ambito di una ricapitalizzazione da 13 miliardi.

In primavera sono stati firmati i piani di uscita, propedeutici all’integrazione in Ubi, in Banca Marche, Carichieti e Banca Etruria rispettivamente per 270, 69 e 20 risorse.  Con l’acquisizione delle tre good bank Ubi ha annunciato 1.318 nuovi esuberi, in aggiunta ai 700 ancora da concordare come cifra restante delle precedenti previsioni. In precedenza, a gennaio 2017, erano state decise 340 uscite in Cariferrara, preliminari all’acquisizione della banca da parte di Bper.

Negli scorsi giorni l’accordo di Intesa San Paolo sulla questione delle banche venete, Popolare Vicenza e Veneto Banca, ha portato ad estendere l’utilizzo del Fondo di solidarietà fino a 84 mesi per la prima tranche da mille esuberi e a 60 mesi per le successive 3 mila uscite.

In evoluzione la situazione di Carige: a febbraio l’aggiornamento del piano industriale aveva individuato 155 esuberi in aggiunta ai 600 già preannunciati. In questi giorni è in discussione un possibile innalzamento fino a 900 uscite.

 

Livia Liberatore

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