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Regione, subito 94 contratti

Un piano di rafforzamento amministrativo che porterà all’assunzione, per tre anni, di 94 unità. Come promesso nei giorni scorsi, ieri è uscito nel Bur il tanto atteso bando che si rivolge a 94 diplomati o laureati, che lavoreranno con la Regione affiancando gli uffici nel reperimento, la pianificazione e l’utilizzo di fondi europei. Il Pra (il piano di rafforzamento amministrativo, appunto) è «un’opportunità professionale – spiega l’assessore Bartolini – per una generazione che ha capacità e talento, ma fatica ad affacciarsi al mondo del lavoroÈ risposta rapida e concreta per i giovani umbri». Un’opportunità importante per i giovani ma non solo, visto che nei requisiti non ci sono vincoli di età. . Le selezioni, tutte a tempo pieno, sono di categoria C e D ed è strutturata mediante una valutazione dei titoli, curriculum e prova d’esame. Vediamo le professionalità ricercate, titolo per titolo. I 71 profili che verranno inquadrati, per la durata di tre anni e a tempo pieno, di categoria D, posizione giuridica ed economica D1, sono i seguenti: – 10 unità istruttore direttivo amministrativo;- 8 unità istruttore direttivo amministrativo per l’ambito giuridico;- 12 unità istruttore direttivo contabile;- 10 unità istruttore direttivo contabile per l’ambito economico-finanziario;- 11 unità istruttore direttivo tecnico-professionale;- 5 unità istruttore direttivo per l’informatica;- 15 unità istruttore direttivo tecnico agronomo. Il trattamento economico annuo, come spiegato nel bando presente nel Bur del 25 agosto, è pari a 21.166,71 euro all’anno (a cui si aggiunge la tredicesima). I 23 profili di categoria C, posizione economica C1, per tre anni a tempo pieno, sono invece: – 9 unità istruttore amministrativo;- 7 unità istruttore contabile;- 2 unità istruttore per l’informatica;- 5 unità istruttore tecnico.In questo caso, invece, il trattamento economico è pari a 19.454,15 euro all’anno, cui si aggiunge la tredicesima mensilità. Come candidarsiPer procedere alla compilazione della domanda, collegarsi al sito http://www.regione.umbria.it/la-regione/bandi; Supplemento ordinario n. 2 al «Bollettino Ufficiale» – Serie Avvisi e Concorsi – n. 34 del 25 agosto 2015. Per informazioni, rivolgersi ai recapiti: 075 504 4541 – 5162 – 6222 – 5294 – 4479. La presentazione delle domande, essendo telematica, sarà attiva h24. Le candidature dovranno pervenire entro il 5 ottobre.

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Sorpresa, con i controlli spuntano più assegni di invalidità

Se su immigrazione, scuola e pensioni i vari Governi che si sono succeduti hanno apportato modifiche (quando non veri e propri ribaltoni) al lavoro dei predecessori, un annuncio è rimasto costante al variare del premier di turno: lotta senza quartiere all’evasione fiscale ed ai “furbetti”. E nell’ampia categoria di questi ultimi la più detestata, per il danno economico e soprattutto per la meschinità del pretesto utilizzato per fare cassa, è quella dei falsi invalidi. Ecco perché da Prodi a Berlusconi, fino a Renzi, passando per Monti (che nel 2012, in pieno allarme spread, aveva lanciato le 150mila verifiche straordinarie dell’Inps) tante sono state le strette annunciate contro i falsi invalidi.
Il risultato di cotanto, apprezzabile sforzo? Dal 2002 al 2015 le pensioni di invalidità erogate dall’Inps in Italia sono passate da 672.248 a 891.068. Alle quali si devono aggiungere le 900mila indennità in più erogate. Con un aumento  complessivo di oltre un milione di prestazioni a favore degli invalidi: 2 milioni 885.802 gli italiani che dal 1° gennaio 2015 ne hanno diritto, per un importo medio mensile di circa 422 euro. E nell’Umbria “dei nonni”, per anni additata come una terra dall’assegno “facile”? Anche qui si registra un aumento (circa 22mila in più le prestazioni assegnate dal 2002 ad oggi), ma nell’ultimo anno la crescita, soprattutto per le pensioni, è stata più contenuta di quanto non si è registrato in altre “insospettabili” regioni (come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e  Toscana), lasciando da parte i soliti record del Meridione.
In Umbria nel 2015 sono 13.749 le pensioni di invalidità maturate, per un importo medio di euro 270,48. L’anno precedente il numero delle pensioni era stato di 13.301 unità, incassando mediamente un euro e cinquanta in più.
Quest’anno sono invece 43.580 le indennità assegnate agli invalidi civili umbri, per un importo mensile di euro 492,5: 22 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento medio di circa 4 euro.
Sommando pensioni e indennità, gli invalidi civili umbri a cui è riconosciuto un sussidio dall’Inps sono 57.329, per un importo medio di circa 439 euro. Quanto al tipo di prestazione, 4.286 sono a favore di ciechi, 780 per sordomuti e 46.459 per gli invalidi totali. A queste prestazioni si aggiungono le 5.804 che riguardano gli invalidi parziali.
Guardando all’andamento nelle due province umbre, a Perugia nel 2015 sono 42.239 gli invalidi che hanno maturato il diritto ad una prestazione, con un assegno medio di 441 euro. In particolare, le pensioni di invalidità nel Perugino sono 9.986 (per un importo medio mensile di euro 271,64) a cui si aggiungono 32.253 indennità (in questo caso l’assegno mensile è dio euro 493,65). L’incremento complessivo delle prestazioni nella provincia, dal 2014 al 2015, è stato di circa 400 unità
Una cinquantina in più le prestazioni erogate dall’Inps nella provincia di Terni rispetto allo scorso anno. Qui le pensioni di invalidità oggi sono 3.763 (con un importo medio di euro 267,40). A queste si devono aggiungere le 11.327 indennità erogate (l’importo medio sfiora i 490 euro). Complessivamente, dunque, nel Ternano le prestazioni dell’Inps a favore degli invalidi civili sono 10.090 con un importo medio di 434 euro, dunque  un po’ inferiore di quello erogato nel Perugino.

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Ceto dirigente, un nuovo patto per “rifare” lo Stato

Da Benjamin Constant ad oggi, la teoria politica ha definito la differenza tra la democrazia degli antichi e quella dei moderni come lo iato tra democrazia diretta e potere delegato ai “pochi” di esercitare la sovranità in nome e per conto del popolo, che la detiene stabilmente  come un tutto atemporale.
I “tecnocrati” sansimoniani. C’è quindi il problema di definire, e questo è stato l’oggetto delle ancora attualissime meditazioni di Gaetano Mosca, il rapporto tra la “classe politica” e il resto della classe dirigente, che non ha la delega all’esercizio della sovranità popolare ma, nondimeno, è quella che manda avanti la baracca. Sono  questi  i “tecnocrati” di cui parlava Saint Simon, che nascono come categoria  proprio con la nascita della sovranità popolare. Sono proprio  loro che limano le unghie alla classe politica ed evitano che divenga un gruppo pericolosamente onnipotente. Detto questo, passiamo all’oggi: la classe politica, soprattutto in Italia, è ormai pochissima cosa, ma c’è ancora un nucleo di “tecnocrati” sansimoniani che può garantire la stabilità, l’efficienza, la stessa democraticità del sistema economico e politico. Come e perchè la classe politica italiana sia caduta così in basso è un problema complesso.
I “boiardi” di Stato e le loro virtù. Temo che le classi dirigenti vere siano quelle che nascono dopo una guerra, vinta o persa poco importa. Penso qui al Codice di Camaldoli, dove uomini politici, intellettuali e “tecnocrati” cattolici costruirono, nel terribile luglio del 1943, il progetto di base della Nuova Italia. Una tecnocrazia cattolica (d’altra parte Saint Simon aveva scritto il “Nuovo Cristianesimo”) che ricostruì l’industria di Stato, che ha rimesso in piedi  l’Italia, lasciando poi  ai privati,  eynesianamente, l’innovazione economica, i consumi di massa, la manifattura dei beni secondari.
I “boiardi di Stato” ai quali mi onoro di aver appartenuto, hanno costruito la democrazia moderna e dei moderni, nonchè la base economica  del consenso  delle masse. Il metodo era quello della  “economia sociale di mercato”, come la chiamavano gli studiosi, cattolici anch’essi in gran parte, della “Scuola di Friburgo”. I “boiardi” hanno costruito le grandi infrastrutture per le quali i privati non avevano capitali o capacità e  dato l’autonomia strategica ed energetica al nostro Paese.
Alle spalle avevano una classe politica che li sosteneva e che comprendeva i loro sforzi e le grandi strategie a lungo termine;  per evitare che il nostro Paese rimanesse “Serva Italia di dolore ostello, nave sanza nocchier in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello”. E’ il canto VI del Purgatorio di Dante, un’invettiva a  Firenze e all’Italia. E oggi come va, con l’ex-sindaco di Firenze, appunto, alla direzione del Governo? Male, molto male, Dante Alighieri temo sarebbe ancora più nervoso. Intanto, il rapporto tra Roma e l’Ue, centrale in questi anni, dopo la tecnicamente errata nostra  adesione in prima battuta alla moneta unica, è ai minimi termini. Mi viene in mente quando con Karel Van Miert privatizzammo, nel quadro d’insieme dell’Iri, pur con i limiti di una legislazione italiana che, presupponendo la responsabilità illimitata dell’azionista, veniva letta da Bruxelles (e l’errore era il loro) come “aiuto di Stato”, la società Autostrade. Mi rammento qui del bellissimo libro di Enrico Menduni sull’Autostrada del Sole, che unì davvero tutto il nostro Paese ed è ancora oggi il tratto più lungo in esercizio in Italia. Fu fatto dai “boiardi”, e io sono stato presidente di Autostrade per l’Italia SpA. Bene, io c’ero, eccome, anche da presidente di Autostrade; e mi ricordo anche che fu solo grazie alla mia specifica trattativa che l’amico Van Miert, uno straordinario e intelligentissimo tecnocrate europeo, che avemmo il permesso di prolungare  la concessione fino al 2038, al fine di recuperare gli investimenti già compiuti al momento. Una concessione fatta a pochissimi, e mai con questa durata temporale, in tutta la Ue. Ho tra le mani una bellissima lettera del presidente Carlo Azeglio Ciampi che si congratula con me per il lavoro svolto e mi ringrazia caldamente e esplicitamente  per quello che ho fatto per l’Italia in Europa, l’ambito naturale delle nostre attività economiche e politiche.
Classe politica e classe dirigente, un rapporto venuto meno. Oggi, questo rapporto tra classe politica ormai scarsamente dirigente e classe dirigente non politica è venuto, di fatto, meno.
Si vede alla Nato, dove i nostri militari, pur spesso bravissimi, non sono valorizzati, si vede alla Ue, dove i nostri politici e, purtroppo, i nostri tecnocrati, non sono tenuti in alcuna considerazione.
Si vede ancora nel rapporto tra Governo e intelligence, con un ministro degli esteri evanescente e un responsabile della Difesa che pensa soprattutto alla sua carriera personale.
No ai dilettanti al Governo. Dove crediamo di andare, da soli? Certo, il presidente Matteo Renzi è  pieno di energie, ha una “volontà di potenza” politica che, da sola, lo mantiene a galla.
Ma bisogna studiare, caro presidente, non basta la fortuna sfacciata e la “wille zur macht” nicciana, per governare. Occorre la tecnica, occorrono i tecnocrati sansimoniani,  serve la conoscenza dei fatti, magari approfondita e attenta, non “de relato”, presa da qualche articoletto di giornale. E’ necessaria  una cultura di governo e una vasta e affidabile  rete di rapporti internazionali non banali e mai  superficiali.
Non serve a nulla  la solita “photo opportunity” sui giornali;  non si comanda con la sovraesposizione sui media, si esercita il potere solo quando ci si fa vedere poco in giro e si parla solo con quelli che contano davvero e ti stanno a sentire rispettosamente, perché di te hanno stima intellettuale e professionale.
Forse, lo dico con la mia consueta brutalità, sarebbe bene che Renzi cambiasse la sua squadra di governo, che va bene per gestire il potere al Comune di Laterina o tra i ceramisti di Montelupo-Capraia, dove, se lo ricorderà, presidente, “Dio fa le persone e poi le appaia”.
Se c’è una attività che non si deve mai far svolgere dai  dilettanti, questa è l’arte del Governo. Ricordo che Machiavelli, nel suo “Principe”, afferma che nei tempi buoni sono sovrane le leggi, ma in quelli “perigliosi” sono sovrani gli uomini che, nel perimetro delle norme, vanno oltre il loro tempo.
Era il problema, questo della nuova correlazione strategica tra tecnocrati sansimoniani e uomini politici, che si pose il caro e molto  rimpianto amico Antonio Maccanico, un altro “boiardo di Stato”, non a caso.
Serve un nuovo patto per “rifare” lo Stato. Mi ricordo un suo convegno, ad Avellino, su “democrazia, liberalismo e socialismo” e la sua attenta ricostruzione di un quadro dirigenziale nazionale con la sua proposta di “nuova democrazia”. Si trattava di  un  nuovissimo patto costituzionale, ma di quella Costituzione che un giurista cattolico presente a Camaldoli, Giuseppe Capograssi, chiamò “Costituzione materiale” di contro a quella meramente formale. Era proprio quella la strada per ricostruire lo Stato e selezionare la nuova classe politica, dopo la grande stagione dei Cossiga, degli Andreotti, dei Craxi, dei Berlinguer, e per  pensare ad una nuova classe dirigente di fatto e di diritto, comprendente uomini di tutte le culture politiche, per ricostruire il Paese e stabilirne il suo futuro.
È il progetto che abbiamo in mente  anche oggi, e che dobbiamo riprendere dalle mani sapienti di Antonio Maccanico. Un gruppo metapolitico di tecnocrati e sapienti, con diverse sensibilità culturali e politiche, che si proponga non di farsi fotografare con qualche presidente Usa, ma di “rifare lo Stato” e quindi anche la classe politica. È una sfida che lancio a tutti i miei amici, colleghi, tecnocrati e cultori di scienza politica di rango.

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Laureati, in Umbria ripartono le assunzioni

Sono 215 le assunzioni (non stagionali, stagionali e interinali) previste in Umbria nel II trimestre 2015, da parte delle imprese private del settore non agricolo (in pratica sono esclusi la pubblica amministrazione e l’agricoltura), di persone laureate. Si tratta di un aumento di 57 avviamenti rispetto allo stesso trimestre 2014. La quota di assunzioni di persone con la laurea sugli avviamenti totali, inoltre, sempre a livello trimestrale in Umbria sale dal 6,9% del 2014 al 9,5% del 2015. C’è poi d considerare che la maggior parte degli avviamenti dei laureati riguarda assunzioni non di carattere stagionale: nel II trimestre 2015 si tratta di 201 (su, come visto, 215 totali), il 13,2% del complesso delle assunzioni non stagionali nel trimestre, mentre nel II trimestre 2014 erano state 151 (su un totale di 158), pari al 12,2% del totale.
I dati Unioncamere. Lo evidenzia, per quanto riguarda l’Umbria, il rapporto trimestrale Excelsior curato da Unioncamere e ministero del Lavoro (si basa su interviste sul campo a un ampio campione di imprenditori circa le previsioni nel trimestre di avviamenti e cessazioni dal lavoro nelle propria azienda). Il quadro umbro del II trimestre 2015 si completa con 796 assunzioni di diplomati (il 35,2% delle assunzioni totali nel trimestre, percentuale in calo rispetto al 37,9% del II trimestre 2014), 364 di persone con la qualifica professionale (il 16,1% del totale, in aumento rispetto al 14,4% dello stesso trimestre 2014), 888 lavoratori con nessuna specifica formazione (39,3%, in flessione rispetto al 40,8% del II trimestre 2014). In sostanza nel 2015, rispetto al 2014, sul totale delle assunzioni aumenta la quota di laureati e di persone con la qualifica professionali, mentre scendono le percentuali di diplomati e di lavoratori che non hanno alcuna specifica formazione.
In dettaglio, le 215 assunzioni (sia stagionali che non) di laureati nel II trimestre 2015 sono così distribuite per settori: industria e costruzioni: 72, con un aumento di 25 rispetto al 2014, quando erano 47;
servizi: 142, 29 in più rispetto allo stesso trimestre 2014.
Questa, invece, la situazione per quanto riguarda i sottosettori di industria e costruzioni:industrie metalmeccaniche ed elettroniche: 38 (+38 rispetto al corrispondente trimestre 2014); altre industrie: 22 (+1); costruzioni: 7 (+7); servizi turistici, di alloggio e ristorazione: 3 (+3); servizi alle persone: 48 (+34); altri servizi: 57 (+57).
Un quadro complessivo che delinea, quindi, un trend crescente per le assunzioni di laureati nella regione, derivante dallo sforzo di innovazione e di aumento della qualità in cui è coinvolta una fetta dell’apparato economico umbro.

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