La prima prevede l'avvio di una attività da parte di una azienda che non opera nella di produzione di film da polipropilene. La seconda è di una azienda lituana

Sono due le manifestazioni d’interesse per la Treofan di Terni, nell’ambito del percorso di reindustrializzazione del sito posto in liquidazione, nel febbraio 2021, da Jindal. Entrambe saranno analizzate nel mese di maggio dalle strutture tecniche e finanziarie del ministero dello Sviluppo economico, in stretta collaborazione con la Regione, per valutarne la consistenza, a partire dalla capacità finanziaria delle società a capo dei due progetti. A riferirlo sono le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, dopo aver partecipato ad una riunione convocata dallo stesso Mise per un aggiornamento della situazione. Presenti anche la Regione, il liquidatore Filippo Varazi, l’ufficio legale aziendale e Confindustria Umbria. In merito alle due manifestazioni d’interesse, la prima, «coadiuvata da una due diligence – spiegano i sindacati in una nota -, prevede l’avvio di una attività da parte di una società che opera in un settore non in continuità con l’attività di produzione di film da polipropilene svolta da Treofan». Si tratta – secondo quanto si apprende – della Hgm, operatore italiano di servizi per le telecomunicazioni. Il progetto prevede l’impiego di una «parte consistente» dell’organico ad oggi ancora presente, circa una settantina di persone, che sarà oggetto di formazione professionale. La seconda – che, sempre in base a quanto si apprende, proviene dalla Lituania – è stata avanzata da un’altra società impegnata nel settore chimico plastico. Questa intenderebbe «riavviare gli impianti di produzione presenti nello stabilimento – spiegano Filctem, Femca e Uiltec -, attraverso un adeguato revamping, per acquisire un ruolo nel mercato del film, con un progetto che vedrebbe un impegno occupazionale che va oltre le 108 unità Treofan ancora presenti». Nel percorso previsto nel Pnrr regionale per il rilancio del polo chimico in chiave di ‘Sostenible Valley’, sarebbe inoltre coinvolta la Novamont, già presente nel sito, che creerebbe ulteriore occupazione aggiuntiva sul fronte della ricerca dei biomateriali, progetto che però richiede tempi più lunghi. «Come organizzazioni nazionali – spiegano Filctem, Femca e Uiltec – abbiamo chiesto al tavolo di vagliare attentamente tutte le possibili soluzioni, valutando quella migliore in termini occupazionali e di prospettiva futura, per i lavoratori di Treofan prima di tutto, ma complessivamente per il futuro del polo chimico». Il tavolo è stato riaggiornato a fine maggio.

 

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